Il Territorio

Benvenuti in Alto Molise, una terra dove è facile stupirsi. Succede ogni volta che lo sguardo si posa per la prima volta sui grandi spazi verdi delle sue foreste e praterie, dove gli unici incontri sono il nibbio e la poiana, gli animali al pascolo libero, il silenzio. L’anima ritrova i suoi ritmi. I paesini in pietra abbracciati alle loro rocce o poggiati sui crinali accolgono dall’alto i visitatori che da un territorio così poco conosciuto non si aspettano tanta bellezza, una storia millenaria e la ricchezza della sua cucina ancora autenticamente contadina. In Alto Molise è facile stupirsi anche quando incontri splendide masserie in pietra, il calore di un caminetto ed il sorriso di chi ti ospita. E scopri così come è facile sentirsi a casa propria. La bellezza della nostra terra e la cultura dell’ospitalità qui esistono da secoli, anche se pochi lo sanno. Perciò non stupitevi troppo. Benvenuti in Alto Molise.


Non è molto facile riconoscere gli antichi tratturi, quelli cantati dal poeta D’Annunzio. Scendono e risalgono attraverso le valli abruzzesi e molisane, ben disegnati da siepi regolari da una parte e dall’altra, con il fondo verde ma di un verde diverso da quello dei campi intorno. Se si vedono una sola volta si impara subito a riconoscerli. Perfino molti dizionari descrivono il tratturo come un viottolo o una mulattiera, utilizzata in passato dalle greggi portate a svernare in pianura, durante il freddo inverno, per tornare ai monti in primavera. Se si spera di riconoscere un tratturo con queste povere indicazioni difficilmente si avrà successo, ma se si cerca un grandissimo fiume verde allora sarà una piacevole e grande scoperta. I tratturi, tracciati da greggi e pastori che per secoli li hanno calpestati, sono larghi più di cento metri (esattamente sessanta passi napoletani, circa 111 metri), tra i monti del Molise, dell’Abruzzo e il tavoliere delle Puglie e, da pochi anni, sono tutelati anche come parco. La stessa storia ci è passata, perché anticamente rappresentavano il sistema viario della penisola e furono utilizzati dai Sanniti, dalle legioni romane e perfino da Annibale duecento anni prima di Cristo. Tra i più famosi ricordiamo i tratturi di Celano e di Lucera: potete passeggiare dentro le foreste di Collemeluccio e Montedimezzo, valorizzate dall’UNESCO, che le ha dichiarate riserve MAB (Man and the Biosphere), visitare le storiche fonderie di campane ad Agnone o i famosi reperti archeologici di Pietrabbondante. E per finire gustare un piacevole banchetto con le pietanze che nascono dalla cultura della transumanza. Si pensi che da queste parti durante il periodo aragonese transitavano fino a cinque milioni di pecore ogni anno. Il Parco dei Tratturi del Molise si trova tra il Parco Nazionale d’Abruzzo e il Parco Nazionale del Gargano (Puglia) ed è nato nel 1997 con legge regionale. Si estende per 454 km ed ha una superficie di 4.086 ettari.

  • Autostrade d'Erba
  • Occasioni per Escursioni
  • In Ambienti Rurali...
  • e Compagnie Particolari
L’artigianato Altomolisano poggia sulla bravura dell’opera manuale e si accompagna ad un’attenta e sensibile evoluzione dei tempi, che ha cura di non alterare il senso stesso della tradizione. Le botteghe che sopravvivono sono concentrate per la maggior parte nei paesi di montagna che, proprio perché isolati e tagliati fuori dai traffici e dai mercati, un tempo dovevano essere autosufficienti, con la produzione di attrezzi da lavoro, utensili da cucina, arnesi ed oggetti di uso quotidiano. Qui ha avuto origine l’artigianato tipico che, oggi, sopravvive nei settori del ferro battuto o lavorato, del rame lavorato e sbalzato, dalle campane alle zampogne. La lavorazione del rame e del ferro battuto molto diffusa ad Agnone, dove i calderari, gli orafi, i fabbri ferrai, i ramai hanno contribuito a conservare nel tempo le tipiche lavorazioni utilizzate per arredi di edifici pubblici e privati, per ornamento personale, per atrezzi ed utensili da lavoro e da cucina, e a farne il centro piœ importante e conosciuto. Col rame si producono ancora le tine per l’acqua, i bracieri, i piatti ornamentali, i mestoli ed altri utensili sagomati con gusto antico, oggetti particolarmente apprezzati dagli amatori e dagli arredatori di ambienti rustici. Chi lavora il ferro battuto riesce a trasformare una grezza sbarra metallica in artistici oggetti, balaustre, portavasi, lanterne, alari per caminetti, animali strani e fantastici, fiori e soprattutto rose. Rose di ferro, in cui la tenue venatura delle foglie sa di ricamo e di pazienza. Nell’antica fonderia della Campane Marinelli si fanno campane per le più prestigiose chiese del mondo. Le campane sono fatte a mano, nel senso che la mano dell’uomo che fabbrica i modelli, governa il rivolo di lava nella fornace a legna sino alle forme interrate nella fossa di colata. Nascono così quelli che sono considerati rarissimi capolavori dell’artigianato artistico. Assistere a una colata, poi, è un’esperienza indescrivibile. Per i Marinelli la campana  campana dell’uomo, elemento della sua storia, figlia della sua cultura, voce del suo cuore. E in questa ottica le hanno dedicato un bel museo, che hanno giustamente chiamato Museo Storico della Campana. Attiguo alla fonderia , ripropone un viaggio nella memoria, tra oggetti di lavoro e d’arte che hanno segnato il tempo della materia e dello spirito di più civiltà.

  • Un Processo Lungo
  • Dalla Forgia
  • Al Prodotto
  • Solo Per Mani Esperte
Chiunque si rechi nell’Alto Molise viene attratto non solo dal fascino delle campane, dall’amore per l’arte, dalla laboriosità e gentilezza degli abitanti, ma anche dalle molteplici golosità. Tutti i posti di ristoro sono fieri di mettere in mostra piatti prelibati che vanno dalle “sagne a taccune” alle “sagne e fagioli”, dai “maccheroni alla chitarra” alla famosissima “zuppa alla sant鏔. Non sono da meno i secondi piatti, tipici e saporiti, a basa di carni prodotte in alta montagna, che danno alla pastorizia locale quel primato riconosciuto nella produzione di carni e latticini tipici, quali le mozzarelle, i fior di latte ed i caciocavalli. Non si può rinunciare al cosciotto di agnello al ragù, “tacche” di agnello arrosto e al forno, capretto ciff e ciaff, salsicce, prosciutti, nodi di trippa, cazzemarre e soppressate. Una menzione del tutto speciale merita un pregiato prodotto del sottobosco: il tartufo. E’ presente in gran quantità nelle specie Tartufo Nero o Scorzone e sporadicamente in quella del Tartufo Bianco, questo alimento è il vero principe della tavola. I comuni di Carovilli e di San Pietro Avellana sono entrati a far parte dell’Associazione Nazionale Città del tartufo. Oramai  famosissima la sagra del Tartufo Nero di San Pietro Avellana che da oltre un decennio nel mese di Agosto richiama turisti e buongustai da tutta Italia. Una menzione di rilievo meritano i dolci locali, veri poemi dell’arte dolciaria: dai gustosissimi confetti ricci, alle ostie ripiene, dalle campane alle tine di cioccolato, dalle zeppole alle pizzelle, dai taralli al panettone alla pasticceria più varia e sfiziosa prodotta dai forni agnonesi. Un vero paradiso per i golosi di dolce e di salato.

  • Il Sottobosco
  • Buone Come a Casa
  • La Stracciata
  • Il Tartufo
  • L'Abbondanza